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Di Danilo Ruocco
In «Il Nuovo Giornale di Bergamo», 26 aprile 2001.
Giovedì 26 aprile alle ore 16.00
nell’ambito degli eventi organizzati dalla Fiera del Libro, Giuseppe
Pontiggia sarà allo Spazio Incontri per presentare il suo ultimo
romanzo: “Nati due volte” edito da Mondadori.
Sarà l’occasione per dialogare con Edvige Invernici
della U.I.L.D.M. (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare)
sulle difficoltà incontrate quotidianamente dai disabili. Il romanzo di
Pontiggia, infatti, ha come protagonista un giovane insegnante il cui
secondo figlio nasce disabile. Storia dura e
commovente, narrata in prima persona dal protagonista della vicenda,
alter ego dello scrittore stesso, effettivamente padre di un
figlio disabile. Pontiggia, però, non si lascia “intenerire” dal dato
autobiografico (che lo ha “aiutato”, semmai, a conoscere perfettamente
la materia), ma — come si è accennato – compila un romanzo duro, a volte
spietato per capacità analitica, le cui pagine sono dettate da una
rabbia mai sopita, tutta interna all’autore. Ciò non toglie, ad ogni
buon conto, che Pontiggia sia capace di
enormi tenerezze nei confronti, soprattutto, del figlio disabile, e di
inaspettati colpi ironici e autoironici. Il furore di Pontiggia —
presente come un basso continuo — si rivolge contro i medici e i certi
rappresentanti delle istituzioni scolastiche, colpevoli di essere
completamente insensibili, spesso impreparati (soprattutto i medici) o
pronti ad approfittare della situazione per ottenerne un rendiconto. Non
è facile, infatti, in Italia, per un disabile vedersi riconosciuti certi
diritti che gli spettano per legge! Contro la razza degli incompetenti e
dei laidi profittatori, Pontiggia ha parole taglienti, spesso espresse
sotto la forma dell’aforisma. Scritto com’è con chiarezza non scevra
di grande suggestione, il romanzo di
Pontiggia si compone di brevi, o brevissimi, capitoli che altro non sono
che un lungo flashback sulla vita di Paolo (il figlio disabile) dal
giorno della nascita fino all’età adulta. Oltre che dagli aspetti della
malattia e delle cure prestate al figlio, il narratore è costantemente
vigile relativamente a tutto quanto attiene
la sfera del linguaggio, non solo quella del disabile, ma anche quella
di chi ha un figlio disabile o chi con i disabili viene in contatto.
Ecco, allora, che Pontiggia è pronto a scoperchiare piccole e grandi
ipocrisie che si nascondono proprio dietro frasi
fatti o trucchi retorici.
Un grande libro, l’ultimo romanzo di
Pontiggia, non solo per il tema trattato, ma anche per l’attenzione
costante al tema della lingua. Uno dei migliori romanzi degli ultimi
tempi.
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