Di Danilo Ruocco (del 11/03/2010 @ 10:33:46, in Blog, linkato 38 volte)
Nella notte ho visto la prima parte del Chiambretti Night perché mi interessava vedere l’intervista che il padrone di casa avrebbe fatto al divo del porno Rocco Siffredi. Ne sono rimasto abbastanza deluso e, complice anche una certa stanchezza (data l’ora tarda in cui va in onda lo show), me ne sono andato a letto al primo stacco pubblicitario. Il senso di delusione è nato dall’atteggiamento di Piero Chiambretti intriso di falso puritanesimo al punto da sfiorare il ridicolo. Infatti, il conduttore, appena Siffredi ha usato la parola “cazzo” per riferirsi al suo (noto) membro virile, ha invitato l’attore porno a chiamare il suo strumento di lavoro “pippo”. Se ciò non bastasse a restare perlomeno perplessi di fronte a tale assurda (e ridicola) richiesta (data sia la nota professione dell’intervistato, sia l’ora non certo da fascia protetta in cui viene trasmesso lo spettacolo), Chiambretti ha invitato Siffredi a non scendere nei particolari nel momento stesso in chi l’attore ha pronunciato la parola “seghe” al posto della parola “masturbazione”. Tutto ciò non mi avrebbe certo spinto a pensare a del falso, quanto esibito, puritanesimo se Chiambretti non avesse lanciato un filmato d’epoca in cui si vede una donna fare uno spogliarello e mostrare in modo palese a beneficio dello spettatore sia i seni, sia la vagina. A quel punto mi è sorto il dubbio che Chiambretti ritenesse lecito o non volgare o non offensivo per gli spettatori poter mostrare in TV una donna che si spoglia, ma volgare o offensivo o altro nominare con la parola che abitualmente si usa (cazzo, appunto) il membro virile e con l’altra parola (seghe) la masturbazione. Forse, ho riflettuto, tale convinzione potrebbe derivare dall’uso merceologico che in TV in generale (e a Mediaset in modo ossessivo) si fa della donna: un oggetto da mostrare tanto al chilo con l’evidente obiettivo di tenere i maschietti incollati al televisore. L’uomo e i suoi attributi, invece, televisivamente parlando, paiono essere ancora un tabù.
Di Danilo Ruocco (del 22/02/2010 @ 11:29:21, in Blog, linkato 49 volte)
Su “D” del 20 febbraio leggo un’intervista al direttore del “The Guardian” Alan Rusbridger il quale, alla domanda se la carta stampata si salverà (dai cambiamenti dovuti al progresso tecnologico) risponde: “Non stiamo a ossessionarci sulla carta, concentriamoci sul giornalismo, senza fissarci su come viene recapitato ai destinatari. Siamo aperti, linkiamoci al mondo, accettiamo le lezioni di Facebook, non barrichiamoci dietro il muro dell’informazione a pagamento”.
Un invito che non dovrebbe essere lasciato cadere. Purtroppo, molti, troppi giornalisti italiani sono ossessionati dalla carta stampata a scapito del Web. Credo che le ragioni siano molteplici (anche non “nobili”) e vanno a sommarsi al dato culturale e anagrafico di quei giornalisti che invecchiano in redazioni ormai completamente sorpassate. Da tempo vado ripetendo - per convinzione personale - che il quotidiano cartaceo non ha più ragione di esistere. Mi si ripete che non tutti hanno l’accesso a internet e non tutti hanno l’età per imparare a usare un mezzo tecnologico tutto sommato nuovo. Obiezioni che hanno un senso, ma che, se davvero si volesse far fare un salto in avanti all’Italia, potrebbero essere facilmente superate. Infatti, l’accesso a internet, per come la vedo io, dovrebbe essere garantito a chiunque e ovunque e possibilmente dovrebbe essere gratis (o comportare un canone annuo risibile, di poche decine di euro). Per quanto riguarda gli anziani, poi, oggi creare un’interfaccia utente appositamente pensata per loro è davvero un gioco da ragazzi. Basta volerlo. Ma in Italia, ho come la sensazione che l’accesso all’informazione (quella pluralista e libera) sia ostacolato, piuttosto che facilitato.
Credo che il giornalismo partecipativo possa occuparsi in modo egregio dei problemi della gente comune e di quei temi che, di solito, non vengono trattati dai media tradizionali.
Il video che segue raccoglie alcune interviste sul giornalismo partecipativo
Di Danilo Ruocco (del 07/02/2010 @ 09:15:48, in Blog, linkato 64 volte)
A volte le vie del marketing si fanno misteriose... Se, infatti, risulta piuttosto misteriosa la ragione per la quale un Ministero della Repubblica italiana debba patrocinare un panino di una multinazionale, altrettanto misterioso il motivo per il quale, nella “spiegazione” del panino medesimo si debba ricorrere a una parola abbastanza, desueta per il target cui ci si rivolge, come “connubio”. Nasce il sospetto che i maghi del marketing della multinazionale si siano fatti influenzare dall’arcano linguaggio ministeriale... Che dal connubio dei due partner sia nato il McLinguaggio?
Di Danilo Ruocco (del 31/01/2010 @ 10:03:05, in Blog, linkato 85 volte)
Oggi è il compleanno di mia madre. Le ho regalato un profumo. Non ne parlerei qui se non fossi stato colpito dalla confezione creata dalla ditta di cosmetici californiana per “impacchettare” la boccetta di profumo. Di solito le confezioni di profumo si scartano e si gettano. Di solito si fa così con quasi tutte le confezioni, a meno di non essere un collezionista o di non riciclare la scatola come contenitore di altro materiale. La confezione di questo profumo (“decorata” sia all’esterno, sia all’interno), invece, è pensata per essere tenuta, custodita assieme alla boccetta. Ne è parte integrante e non solo custodia. Essa, infatti, assieme alla fragranza, aiuta la consumatrice a evocare una storia, in quanto le “offre” un contesto. Nel caso specifico, il contesto è quello delle dive del cinema: i profumi creati per questa “linea”, infatti, sono tre e rimandano, anche nel loro nome (Lee Lee, Sophia e Gilda), al mondo delle dive del cinema. In parole povere, il racconto che la casa di cosmetici evoca nelle consumatrici è chiaro: questo è il profumo e l’ambiente di una diva; tu sei immersa in questo ambiente; tu sei una diva. Ho regalato a mia madre una vita da diva del cinema!
Twitter è il luogo in cui si comunica a botta di messaggi non superiori a 140 caratteri. Molti non lo amano proprio per la brevità che impone. Altri lo amano proprio per questo. Tanti non vedono l’utilità di usare il microblogging, altri lo usano e basta, senza chiedersi a cosa realmente possa essere utile. A cosa sia utile Twitter lo decide solo chi Twitter usa. Ogni utente - si può quasi dire senza tema di smentita - fa storia a sé, pur entrando in una enorme community di users. La nota semplicità di Twitter che consiste non solo nella brevità dei messaggi da postare, ma nel fatto che tutto ruoti attorno a un’unica domanda (“Che c’è di nuovo?”), può trarre in inganno sulle molteplici possibilità che il microblogging creato tramite la piattaforma apre e offre. Esse, infatti, sono tali e tante che per gestirle al meglio la piattaforma Twitter da sola non basta. A venire in soccorso degli utenti ci sono le applicazioni di terze parti, ognuna delle quali si occupa di allargare e monitorare uno o più servizi e opzioni di Twitter. Di applicazioni ne esistono davvero tantissime e delle più svariate, usabili sia scaricandole sul proprio computer, sia direttamente tramite il browser, sia con il cellulare. A dare una panoramica di quello che è possibile ottenere e fare da e con Twitter e le varie applicazioni terze ci pensa un libretto di 144 pagine scritto da Federico Guerrini per la collana “I grandi libri di PCWorld” titolato assai correttamente Alla scoperta di Twitter (acquistabile in edicola). Il libro è agile e approfondito e spiega in modo chiaro non solo la piattaforma “madre”, ma anche le varie applicazioni terze (loro utilizzo e finalità). Spiega anche come integrare il proprio “cinguettio” con gli altri social network come Facebook, FriendFeed e LinkedIn o come integrarlo con il proprio account GMail. Un volumetto che vale la pena di essere letto anche dagli utenti “base” di Twitter, al fine di rendersi conto delle possibilità cui si può accedere e, magari, decidere di variare e/o integrare l’utilizzo che fin qui si è fatto del microblogging.
In questi tempi di boom dei social network e di crisi economica la possibilità di poter trovare lavoro proprio tramite i social network si fa allettante.
Eugenio Spagnuolo ha scritto un agile volumetto che, in modo significativo, ha titolato Come trovo subito il lavoro che voglio con Facebook e C.
Il libro fa parte delle “easy guide” di Jack e lo si acquista in edicola.
Nella guida l’Autore spiega quali siano i social network utili per la ricerca di un nuovo impiego e come sfruttare alla bisogna anche i social che, di solito, si usano per altri fini. Ecco, quindi, spiegati LinkeInd, Xing e Viadeo, ma anche gli strumenti ad hoc pensati da Facebook e Twitter o come usare YouTube per il proprio video-curriculum, nonché, tra l’altro, come creare un proprio biglietto da visita social.
Il libro è di piacevole lettura e sembra pensato soprattutto per quanti non sono esperti di social network. A costoro Spagnuolo spiega passo passo come registrarsi ai vari servizi e quali siano i vantaggi offerti da ogni social, non trascurando di dare utili (per quanto, a volte, ovvi) consigli.
Il volume si fa meno interessante per quanti già navigano con disinvoltura tra i vari social, anche se qualche dritta può essere utile anche per tali lettori.
Peccato, però, che, al di là della descrizione dei vari servizi e di come vi si accede, nella guida manchi un vademecum approfondito di come si costruisce un curriculum 2.0 davvero accattivante o, meglio, di come fare per poter mettere bene in rilievo le proprie competenze e qualità, al di là del mero elenco delle esperienze professionali.
Ad ogni modo, resta un libro che vale la pena di leggere.
Di Danilo Ruocco (del 19/12/2009 @ 13:27:41, in Blog, linkato 170 volte)
Cosa è successo e chi era l’attore porno Andrew Grande, in arte Dustin Michaels, lo si può leggere su TV Blog.it.
Mi chiedo (e me lo sono sempre chiesto) se è lecito mostrare in TV un uomo mentre muore. Inutile nascondersi che un programma TV che riprende situazioni “a rischio” in qualche modo va a caccia della morte in TV.
Quanto rende in termini di audience la morte in diretta TV?
Il filmato è solo per i non facilmente impressionabili.
Di Danilo Ruocco (del 17/12/2009 @ 11:02:31, in Blog, linkato 144 volte)
Cielo è la nuova televisione in chiaro del gruppo Sky che si può vedere sia sul digitale terrestre, sia su satellite.
Doveva partire il 1° dicembre, ma per motivi burocratici è partita il 16.
Il 16 alle 19 in punto sono iniziate le trasmissioni con l’edizione del telegiornale di Sky TG24.
Dopo il TG hanno trasmesso il primo episodio di una vecchia serie TV: Jarod il Camaleonte e, in seguito, la replica di The Beach con Leonardo Di Caprio.
Una partenza che potrebbe far pensare a Cielo come a un canale in cui saranno trasmesse prevalentemente repliche. Eppure, la presentazione del palinsesto trasmessa dall’emittente in queste ore promette la messa in onda di serie TV mai apparse in televisione e di nuovi programmi.
Perché, allora, iniziare con un’edizione di TG e far seguire delle repliche di programmi e film già visti?
Le risposte possono essere molteplici. La scelta, pare evidente, è stata sicuramente ragionata e non lasciata al caso.
Si prova a dare qualche risposta frutto di mere ipotesi.
Sicuramente il TG di Sky ha dato un senso di familiarità agli spettatori dei canali Sky, mentre per coloro che non avevano mai visto il telegiornale diretto da Emilio Carelli, l’impatto – si crede – deve essere stato assai positivo, essendo tale TG davvero ben fatto.
Stessa sensazione di familiarità per la serie TV e il film con Di Caprio.
Altra risposta: forse non si è voluto “bruciare” qualche novità proprio il giorno della partenza che – dati i rinvii iniziali – è stata un po’ a sorpresa e può aver fatto perdere qualche spettatore non bene informato.
Infine, forse non si è partiti con un galà perché il clima di questi giorni non induce a festeggiamenti…
Ad ogni modo, a chi scrive, Cielo ha fatto una buona impressione. Ma pare, comunque, troppo presto per dare un giudizio, seppur sommario.
Di Danilo Ruocco (del 07/12/2009 @ 11:53:20, in Blog, linkato 158 volte)
In Italia c’è un grande tabù mediatico: il preservativo.
Negli spot contro l’AIDS (quelle rare volte che vengono realizzati), manca l’invito a usare il preservativo. Si dice di tutto, ma non che l’unico modo per evitare la trasmissione del virus tramite rapporti sessuali (sia etero, sia omosessuali) è l’uso del profilattico.
Ovviamente, sarebbe il caso, non solo di invitare all’uso del condom, ma anche di specificare che l’uso corretto è di srotolarlo sul peneprimadella penetrazione (vaginale e/o anale): non si rischi, infatti, di mandare messaggi incompleti!
Nel tabu mediatico è incappato anche il regista Ferzan Özpetek che, invitato dal Ministero della Salute, ha girato uno spot, protagonista Valerio Mastandrea, nel quale sembra che per combattere l’AIDS basti fare il test, quando, invece, il test dell’HIV serve solo a determinare se si è o meno infetti!
Di Danilo Ruocco (del 16/11/2009 @ 10:43:59, in Blog, linkato 154 volte)
In questi giorni il controverso Ministero delle Pari Opportunità della ministro Mara Carfagna ha licenziato uno spot contro l’omofobia. Lo spot o è un autogoal di proporzioni bibliche, oppure è subdolo in quanto, con la scusa di lottare contro l’omofobia (che altro non è che paura della diversità), in realtà la sobilla e/o rinforza. Infatti, lo slogan dello spot è a dir poco omofobo: esso invita a “Non essere tu quello diverso”. Davvero raccapricciante pensare che si invita a non essere diversi, mentre si dovrebbe combattere coloro che la diversità temono e aggrediscono! Ora, conoscendo la nota capacità comunicativa del Governo cui la Ministro appartiene, nasce il sospetto che questo spot sia un chiaro esempio di comunicazione subdola: fingendo di combattere un grave atto di discriminazione (l’omofobia), in realtà tale discriminazione rinforza, invitando i cittadini all’omologazione che rifiuta la diversità. Inoltre, a livello di immagini, si abbina il concetto di diversità sessuale a quello di emergenza: lo spot, infatti, è ambientato in un Pronto Soccorso. Una location davvero inquietante. Perché non scegliere un luogo meno ansiogeno e più quotidiano? Perché non dare della diversità un’immagine serena? Le risposte sono dolorosamente chiare...
Di Danilo Ruocco (del 02/11/2009 @ 12:24:25, in Blog, linkato 169 volte)
Da indiscrezioni parrebbe che il 27 novembre p.v. il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama dovrebbe convocare una conferenza stampa il cui oggetto dovrebbero essere gli alieni.
Ovviamente si ignora cosa verrà detto in quella sede (ammesso la conferenza stampa abbia davvero tale tema).
Ammesso che la comunicazione preveda che il Presidente sveli l’esistenza degli alieni e la loro presenza sul nostro pianeta, mi sono chiesto, da comunicatore, come potrebbe essere dato l’annuncio.
Si dovrebbe, innanzitutto, fare in modo di non scatenare il panico (ammesso sia il caso di non farsi prendere dal panico). Per far ciò, oltre a non usare toni allarmistici (sempre che sia il caso di non allarmarsi), bisognerebbe essere il più precisi possibile e informare il mondo:
-sul tipo di alieno che si manifesterà (specie, provenienza, gusti alimentari…)
-sulle sue intenzioni (pacifiche o belligeranti)
-sul modo usato per comunicare
-sulle conoscenze tecnologiche a disposizione (sia nostre e, possibilmente, sia loro).
Informare, infine, se si sa già cosa bisogna fare e se ci sono stati accordi con gli altri Grandi della Terra o con gli Alieni stessi.
Inoltre, sarebbe il caso che il Presidente dicesse anche da quando, lui o chi per lui, è in possesso delle notizie che dà.
Tutto questo, ovviamente, ammesso che il Presidente debba comunicare la presenza aliena.
In caso, invece, debba svelare che gli alieni sono l’invenzione del controspionaggio americano (o di altro Paese), anche in questo caso deve essere il più circostanziato possibile e rispondere a tutte le domande che gli verranno poste.
Ma staremo a vedere cosa succederà il 27 novembre 2009.
Pubblicato per la prima volta nel 1998 dalle Edizioni dell’Ariete di Siracusa, il romanzo Lavapiubianco opera prima di Danilo Ruocco, grazie anche alle lusinghiere recensioni ottenute dalla stampa nazionale, era andato presto esaurito.
Da oggi Lavapiubianco torna in commercio grazie alla pubblicazione on demand: il lettore potrà farsene stampare una copia direttamente dall’editore Lulu.com o, se preferisce, scaricare immediatamente il file per la lettura tramite PC.
Lavapiubianco è acquistabile sia dal sito dello scrittore Danilo Ruocco, sia da quello dell’editore Lulu.com.